Non siamo che sterpi, tenuti assieme dalla vita come fango.
Nidi d'anime che giungono e se ne allontanano, dimenticando il corpo alle interperie del tempo.
Di ogni soffrire non c'è vera causa; un giorno voleremo via.
Liberi.
Si aprono le soglie dell'estate, e qualcosa non va.
Lo realizzo in istanti confusi e nella rigidità a vivere gli imprevisti; come un qualcosa di rigido che sta troppo poco a spezzarsi.
E' tempo di cambiare: lo aspetto in me o lo cerco all'esterno?
E oggi in qualcosa l'ho fatto, al di là del caffè che mi sono concessa per le 5 ore scarne di sonno. Oggi ho creato un compromesso; dal nulla della violenza familiare, tirandomelo fuori dalle viscere e dai nervi scossi.
Oggi realizzo che è tempo di cambiare.
La strada si stringe al punto da parere troppo stretta per passare... mi chiedo come incastrarmici senza restare incagliata nelle rocce, nei rovi.
Mi chiedo che senso abbia parlare di combattere senza speranza, quando si ha coscienza della luce dell'alba oltre il colle.
I campi di frumento sono verdi e rossi, gialli e rossi; i papaveri che esplodono in quel ruvido mare ondeggiante.
C'è una pace stupenda in queste colline, che conosco a sprazzi e che mi chiama nell'intimo.
Ride e canta, e quando sono lontana mi trascina di nuovo qui o mi fa vivere nell'ansia; la mia terra.

[Foto: Parco Nazionale del Pollino]
Cercavo di ricordarmi il tuo volto
ora mi scopro a non volerlo.
Portato via nell'acqua che scorre...
povero infranto senza più casa.
Sofferente pietà.
E' ascoltare il riflusso della marea: come si è ampliata, allargata ad invadere tutta la sabbia umida del bagnasciuga per poi ritirarsi, lasciandola intatta.
Il mare copre e restituisce qualcosa di integro e cambiato; più saldo, avendo provato l'esaltante libertà sulla cresta dell'onda, ancora incerto su cosa resti e cosa si allontani.
Nello stridio dei gabbiani.
In essenza, il punto importante di tutta la situazione è che ho trovato nuova forza - apparsa dal nulla sotto i cumuli di ricordi e novità.
Come sempre ora brucia per ritagliarsi di fronte il netto sentiero della sua specifica perfezione, forse stanchezza forse intolleranza, trascinare in avanti il cambiamento... far ribollire questa forza, che è
un giro di ruota, oggi, veloce.
Perché domani sarà già ora di altro, perché oggi va vissuto all'ultimo respiro: senza scampo.
La Corte è un riquadro da sogno, rose bianche rampicanti sulle scarne pareti del castello.
L'eco delle parole si frantuma sul canto degli uccelli, sui ronzio di api ed insetti; ed il cielo altrove incerto qui mostra solo uno spicchio azzurro di luce.
Nubi sul Friuli; e ricordo temporali estivi, quando spalancavo la finestra e mettevo i Guano Apes a palla.
Quanto è cambiato?
Accenderò altra musica - ma non tanto altra - e sistemerò finalmente la camera, per non restare inghiottita dai vestiti. Stanotte scrivo.
Non sono le circostanze a plasmarci, ma come le lasciamo avvicinarsi a noi.
Così, limitati, siamo la pietra dello scandalo che si pone tra assoluti: l'essere impossibile in bilico tra due mondi, e poi tra mille altri.
