Il cielo pochi minuti prima dell'alba è di un grigio compatto, una luminosità astratta ed estesa. La stessa luce che mi aveva accompagnato in sogni confusi, nella notte; era il presente che sognavo la sera prima, non altri passati.
Abbiamo ballato vicino a campi di grano e distese che suonavano dei soli grilli, accolti dal vento, dopo aver strappato quel silenzio alla notte - una volta, una volta sola ancora per questa estate.
Ho ritrovato una compagnia che temevo persa, mentre stava solo attendendo di fare capolino tra le pieghe del tempo per reclamare uno spazio che non aveva mai veramente lasciato; risate, movimenti al battito della musica... da troppo non ballavo con loro. E' tornata perfino la nostalgia di una fiamma su cui mi ero scottata, come il tempo riequilibra le cose!
Adoro svegliarmi con il fastidio di muscoli stanchi, anche se tre ore di sonno sono nulla e la pagherò: con un sorriso, ripensando alle sfumature di luci sul pergolato di foglie, alla coppia che ballava con il cane che saltava loro accanto, ai tanti presenti, alle risate tra di noi.
Ho sognato castelli di sabbia in limpide forme; ho atteso il silenzio.
Perciò in questo brulicare trovo la forma, unica, del tempo.
D'un tratto sono stanchissima, senza speranza; come se tutto si fosse condensato in questo momento, ogni limite e barriera, ogni occhiata di disappunto, ogni sconforto.
E' stato come un'ondata controcorrente, qualcosa di arido e sterile che ha distrutto ogni vita.
Sono abbandonata anche a me stessa, nella casa che da tempo non era così piena. Al ripetersi di una routine spossante da cui non ho uscita che la morte. Cena, televisione.
Il tempo di premere un tasto.
...I will never surrender!
La musica mi avvolge, come sempre, strappando via con una risata la coltre grigia che non mi appartiene. Dove avevo perso i colori?
E' stato un passo, ne serviranno molti altri.
Una cascata di parole mie e non, di sentimenti, sensazioni, vita.
Cosa può limitarci, cosa fermarci? Siamo gusci così frammentati che basta un soffio di vento per far volare via la forma distorta che siamo, scomporci e ricrearci sotto il sole del primo mattino.
A cosa potrei arrendermi, quale nemico chiede la mia testa svagata? Combatto ancora, ogni speranza è salva.
Scendo a templi fatti di mare su lunghe scale di lapislazzulo.
Devo trovare presto i pezzi di Report sull'industria della moda e magari qualche elenco di chi usa il made in China ed altre allegre indirette violazioni dei diritti umani.
Presto, perché la prossima volta che facciamo un giro shopping come si deve so che non mi tratterrò.
L'istinto datato 7 agosto ride, un "te l'avevo detto" geloso ed aspro.
Io vorrei poter piangere e strepitare, ma aver creduto a illusioni altrui non mi lascia neppure questa libertà.
Pianto radici su isole volanti, ascolto il vento e rido: so di nuovo dove sono.