Lasciarmi toccare dalle emozioni di un anno fa mi permette di lasciarle, definitivamente. Perché il turbine di coincidenze che trascinava in una sola direzione è ora una ragnatela secca, che il vento distrugge nel soffio più delicato.
In questo deserto che un tempo avrei temuto trovo una ricchezza di nuovi volti e sfumature; il passato mi pare troppo umido, reso molliccio come fango ed acqua.
Inconsciamente, cerco dove piantare la lama per trapassare anche questo velo di realtà.
E' come se le mie parole fossero intrappolate nel suono della pioggia.
Un silenzio imposto dal mal di gola e dall'estraneità con la famiglia, dal loro riversare problemi nel mio nulla, nella mia assenza.
Le notti racchiudono segreti, come gioielli; racchiudono racconti che la pioggia libera nell'aria, che si incardinano di nascosto nelle pietre e nel cemento delle case.
Mi chiedo come estrarli, come riportarli liberi all'aria.
Lo scrosciare della pioggia è un suono senza termine.
Pensare che altrove nevica.
Vorrei tornare a perdermi nei campi al sole gelido, invernale; respirare l'azzurro che non ho ancora trovato in altri luoghi d'Italia.