Ci sono racconti che mi precipitano in una deliziosa malinconia. Hanno in sé un'eco di pioggia luminosa, il ricordo terso delle foglie dopo il temporale, l'aria cristallina e rorida quasi come prima dell'alba.
Inseguo un ricordo che non è tale, stupendomi di quanto sia chiaro eppure sfuggente.
Come l'alba.
Mi sembra a volte di desiderare cose molto concrete, un'attività, una realizzazione.
Ne sono presto smentita.
Certe parole, certe coscienze mi risvegliano e mi ritrovo ad ascoltare il canto della pioggia come se fossi altrove, nell'angolo sicuro della casa della prozia, dove lo sgocciolio dell'acquaio era ad un passo dalla finestra delle rose.
Tanto parte da quel luogo, tanto vi arriva.
Mi aspetta, nel castello della memoria, per parlare di un presente che è apparenza, di un'apparenza che vivo cercando di far sì che ogni passo abbia un'eco nell'essenza.

"E' che per stare con te ci vuole qualcuno con le palle... ma non normali... devono essere grandi, so io come!"
Come fai a non voler bene a qualcuno che lo dice così, schiettamente, mentre passiamo una coppia di vecchiette che passeggiano lungo il canale.
Sorrido. Non dirlo a me.
"Ma di questi tempi è difficile. Sono o tutti sensibili o dei finti duri. Non ci sono le vie di mezzo."
E ridiamo, e non vanta il suo moroso (una via di mezzo) ma sento l'affetto di un legame che da anni vedo consolidarsi.
Poi penso al gesto che ha fatto sulla prima frase, ridacchio da dietro la tazza e mi dico che al momento, in mancanza di esemplari adatti nel mio gruppo, un Mocha cappuccino ora e in settimana una birra tra amici possono bastare.
Aprire la porta alle novità implica lasciare un porto certo per il mare aperto.
"Non sai mai cosa trovi fuori dalla porta di casa, Frodo."
Sono parole di Tolkien che ho sempre trovato difficili: perché rischiare.
Ora mi chiedo perché non rischiare.
Inizio a risentire, in questa primavera che arriva, un equilibrio tra il passato ed il futuro.
"Se anche il mondo crollasse, il resterei in piedi!"
A volte non importa perché si fanno le cose, conta come le sapremo far sbocciare.
" [...] si lamenta che il Santo Ufficio fondi le sue accuse e ricerchi testimonianze soltanto maschili, mentre il suo agire ha sempre avuto a che fare invece con il mondo femminile. E' un brano di interrogatorio particolarmente interessante, che mette in evidenza nella donna una coscienza lucida relativamente alla questione del controllo clericale e maschile che si stava imponendo sulle pratiche rituali e sulla gestione del sacro."
Gian Paolo Gri, Altri Modi -Etnografia dell'agire simbolico nei processi friulani dell'Inquisizione, ed. Università di Trieste. Brano a pg. 31, 32.
Ci sono cambiamenti che non mi piace fare, ma che sono inevitabili.
Rami secchi che lascio vivere nel giardino perché le curve armoniose del legno mi ricordano cos'erano da fioriti; ma è di nuovo primavera e per questo vecchio, no, non c'è più spazio.
Giunge la dama vestita di verde.
E' difficile che un uomo sappia raccontare il punto di vista di personaggi femminili che siano veramente convincenti, senza lasciare un'ombra di mistero sulle loro azioni.
Lo stesso dicasi per una donna che scrive di personaggi maschili: troppo spesso usiamo la nostra maschera per descrivere gli altri.
Mi è dolorosamente visibile nei romanzi di Perez-Reverte, acclamato autore spagnolo. Credo ci siano pochi che come lui rendono in modo semplice gli intrighi ed i combattimenti della Spagna del 1600, ma preferirei si esimesse dal delineare personaggi femminili: sono rozze, meccaniche maschere di donna su un vuoto neppure maschile.
Parere personale, ovvio; ma convinto.
Gemmel ha raccontato una donna che era veramente tale; mi chiedo come abbia capito con tanta lucidità e semplicità.