giovedì, 05 novembre 2009

Ci ho provato.
Coelho mi ha sempre allontanata, da quando leggevo di sciamanesimo e girava per casa il suo Guerriero della luce. Mi dava la stessa impressione di Gibran, persone forse con una grande sensibilità... ma che non erano veramente arrivati al punto.
Ho provato a leggere Zahir, e l'impressione è tornata centuplicata.
Coelho parla tanto di iniziati, quasi vede le iniziazioni... ma poi torna a casa, nel nido caldo degli oggetti, del suo successo, dell'affermato mondo rotocalcato e di copertina che in fondo sarà scialbo, ma è rassicurante.
E l'amore è uno dei tanti oggetti che dai viaggi puoi riportare a casa, per tornare ad ingabbiarlo nel quotidiano da cui voleva fuggire.
Non evoca, Coelho... ci prova e poi torna indietro, rifiutato dagli stessi personaggi che cercava di realizzare. Lo guardano e lo giudicano, per poi tornare ad essere le maschere con cui può giocare.
Non mi dà l'impressione di "sbagliato" che tante letture pseudo-esoteriche hanno. Mi dà l'impressione di un continuo incompleto.
Se questo è il cammino, se ti riporta allo stesso punto che doveva cambiare e crescere con te, perché farlo?
postato da: Seilenes alle ore 09:06 | link | commenti (24)
categorie: scritti e libri

Commenti
#1    05 Novembre 2009 - 09:29
 
Ecco. Hai proprio centrato il punto. Gli unici due libri di Coelho che mi siano davvero piaciuti sono stati "Monte Cinque" e "L'Alchimista". Credo siano profondamente diversi dagli altri...
- Sole -
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#2    05 Novembre 2009 - 09:51
 
Allora non leggere Brida... è ancora più incompleto...
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#3    05 Novembre 2009 - 10:00
 
Hmm, al momento accantono Coelho: c'è tanto, tanto, tanto da leggere e imparare, mi sembrerebbe di perdere tempo.
;) però segno per futura memoria vette e abissi...
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#4    05 Novembre 2009 - 12:27
 
Certo che collocare Coehlo e lo sciamanesimo uno accanto all'altro è un pò arduo ed è chiaro che la delusione e l'insoddisfazione è assicurata.
Coehlo non è uno sciamano, men che meno un analista junghiano o di altro tipo con anni ed anni ed anni ed anni di terapia e di viaggio alle spalle.
Forse Coehlo manca in questo: crea personaggi che cercano di fare un viaggio ma non ha mai raccontato il suo stesso viaggio. L'ha compiuto? Come l'ha compiuto? Vedi.... Mi torna in mente Robin Hobb che è quanto di più lontano a Coehlo si possa immaginare. Mi torna in mente la Leonard. Mi torna in mente la stessa Fallaci. Mi tornano in mente tutta una serie di scrittori che hanno fatto un viaggio.
Nei loro libri si sente. Perchè sono scritti a lettere di fuoco ed è inequivocabile sapere che ogni monosillabo scritto è uscito da una scorticata nel fuoco di quelle cosmiche. Dante, anche!!
Ecco. Io ho amato alcuni libri di Coehlo, lo sai. Ed altri invece non riesco manco a toccarli che già mi annoiano e mi lasciano insoddisfatta solo leggendo la quarta di copertina.
Forse COehlo si è costruito un personaggio troppo difficile da porare sulle spalle a lungo. Colui che sa e che vuole trasmettere la via. Nello Zahir lui nega questo però... però poi ogni suo libro vuole raccontare iniziazioni, viaggi e quant' altro....
Penso che gioverebbe a Coehlo porsi da un punto di vista diverso. Dall'uomo in viaggio. Le cadute del protagonista dello Zahir, per esempio. Le leggi ma non senti che fanno male.
Leggi le cadute di Fitz, nella Hobb e piangi con lui. Ed imprechi con lui.
Quando Fitz urla al vuoto: "Sono solo!" ed è ancora un ragazzo, un poco più che bambino, orfano di ambo i genitori, senza amici, privato del suo unico amico canino e posto davanti ad una decisione durissima che gli è costata momentaneamente anche l'affetto di Umbra, il suo mentore... come fai a non piangere, a non sentirti accanto a lui, il tuo cuore stesso urla con lui.
Questo manca nei libri di Coehlo.
Forse perchè il viaggio è visto da dietro la finestra. Il treno passa e tu descrivi cos'avviene su quel treno. Ma non sei sul treno. Lo guardi.
E questa differenza si sente.
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#5    05 Novembre 2009 - 15:01
 
Mi hanno regalato Brida per il compleanno, non mi è piaciuto per niente, uno dei pochi libri che ho lasciato a metà.. non sapevo nulla ne di stregonerie, ne di iniziati, niente di niente, perciò credevo di leggere una sorta di fiabba moderna,, scritta malissimo, pessima capacità di descrizione, i personaggi piatti e ofuscati.. mah!
Lo trovo dozinale e populista! Troppo dura? Allora facciamo: retorico e di scarsa profondità!
Bacio
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#6    05 Novembre 2009 - 16:51
 
Sarò dura, ma condivido il commento di wonder!!
Coehlo si caga sotto, non osa andare oltre la porta.
E come ha ben detto Aromo: "Forse perchè il viaggio è visto da dietro la finestra. Il treno passa e tu descrivi cos'avviene su quel treno. Ma non sei sul treno. Lo guardi."

Più chiaro di così!!!!!
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#7    05 Novembre 2009 - 19:11
 
:D Coehlo si caga sotto... :D certo che pure tu, in fatto di uso di linguaggio chiaro.. non scherzi... :D :D
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#8    06 Novembre 2009 - 10:37
 
Sarà duro, ma è evidente.
Come testimonia anche il riscontro nel pubblico - la massa che resta immobile a guardare la porta dicendo "bella, figa, vuoi mettere, ci sono passato anche io eh!". Mentre non ha fatto neppure un passo.
La cosa ironica è che in fondo lui se ne rende conto, ma sfruttare la passione new age per il cambiamento è troppo comodo.
"Il Cammino di Santiago mi ha segnato". E immaginiamoci senza...

Citati diceva, a proposito di Dante, che è facile parlare dell'inabissarsi della coscienza umana, difficile scontrarsi con la gioia... abbandonarsi alla luce del Paradiso.
Sottinteso ovviamente che "luce" e "Paradiso" sono termini totalmente arbitrari. La costante è l'abbandono delle proprie paure, dei propri blocchi, dei propri limiti.

Non sono io ad avvicinare Coelho agli sciamani, è lui stesso a farlo: nello Zahir, il credo delle steppe è di tipo sciamanico. Lui racconta un'iniziazione sciamanica, più un pizzico di Dea/Madonna che non sta mai male alle vendite, più la sua valangata di "Ok, anche questo impegno è fatto, ora torniamo alla cara routine".
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#9    06 Novembre 2009 - 11:25
 
Si, certo. Però onestamente il mio cervello rifiuta questo connubbio perchè di sciamanico non ci vedo niente, a parte gli accenni che citi.
Sarà che io avvicino la parola "sciamanico" a qualcosa di diverso.
Si, c'è il viaggio e tutto il resto nello Zahir ma... onestamente leggendolo non mi è venuto in mente altro che "prodotto editoriale", non altro inerente allo sciamano. anche perchè manca, profondamente, tanto. Uno sciamano è uno che è passato nel fuoco.
nel fuoco di sè stesso.
Il protagonista non va realmente alla ricerca delle sue radici, dei perchè, dei emccanismi che lo hanno portato ad essere com'è, ad avere paura dell'incontro, delle donne, di prendersi il suo, ad essere ammaliato dal potere e via dicendo. non fa un viaggio dentro se stesso, realmente. E' figo il discorso degli incontri pseudo teatrali solo che la ricerca delle proprie radici è roba seria. Figo il discorso di mettersi nei panni altrui ma il paragone con i barboni è scialbo perchè lui non si spoglia, realmente, di nulla, non rimane nudo come un verme davanti a se stesso, alle sue limitazioni, ai suoi sbagli, alle sue responsbailtià.
E come si possono incontrare due eprsone che hannof atto due percorsi così nettamente diversi?
bello il discorso del fare tappeti, della creatività e via dicendo.
ma siamo sicuri che lei lo  stava realmente aspettando? Non so.
Mi mancano dei tasselli.
Mi maancano le origini del protagonista. Coehlo conosce le sue ferite? A volte lo sento scehrmato. Parla di viaggi, iniziazioni, di cose importanti ma lui... lui conosce il dolore di entrarci a contatto?
Parla di alchimia, sciamanesimo e tutto il discorso... ma ha mai vissuto sulla sua pelle il processo nigredo, arubedo albedo?
Mi chiedo se non sia stanco di dover interpretare solo il ruolo di scrittore-santone. perchè non prova un horror, un giallo, un qualche cosa che spacchi nettamente e gli dia la possibilità di re-inventarsi o scoprire altro di se stesso?
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#10    06 Novembre 2009 - 16:39
 
"Coehlo si caga sotto"

=)

RiX
utente anonimo

#11    07 Novembre 2009 - 19:59
 
Voglio ma non posso. Il punto è quello. Ma quanto vorrebbe è sciamanico.
Il punto resta che Coelho non è che una maschera. Quelli che fanno lo stesso tipo di percorso e che abbiamo accanto solo le persone a cui possiamo fare queste domande.
Lui è muto. Vuoto quanto quello che scrive.
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#12    08 Novembre 2009 - 12:23
 
Ma forse... Mi viene in mente anche una cosa.
E se prendessimo Coehlo semplicemente per ciò che è senza PER FORZA associarlo allo sciamano? Se prendessimo le sue storie semplicemente come storie, racconti, creazioni di fantasia e marketing?.... Che potremmo dire, per esempio, dell'intreccio, della fabula, dei personaggi come creazioni di finzione letteraria?
Che potremmo dire delle metafore e delle altre figure letterarie che ha usato, mano mano, nel suo libro?
E via dicendo...
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#13    08 Novembre 2009 - 14:20
 
Se togli l'idea di iniziazione sciamanica è ancora più mancante: prende spunti qui e là senza unificarli (senza SAPERLI unificare).
E la sua fiaba è un continuo cercare senza voler vedere.
Molto triste.
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#14    08 Novembre 2009 - 15:39
 
Mi piace la semplicità, la chiarezza ed arrivare quanto prima al punto.
O agisci o non agisci. Coehlo tentenna fra i mondi, e non vuole davvero guardarsi in faccia. Tenta l'evocazione, ma resta a metà strada col terrore di perdersi.
Possiamo discuterne delle ore, citando miliardi di concetti, ma il punto resta questo: lui vede l'abisso, sa che c'è, ma non fa un passo per entrarci. Ci gira attorno mentendo a se stesso, cosa che fa la maggior parte delle persone.
Ribadisco il concetto semplice e di facile interpretazione: si caga sotto non appena sbircia oltre la porta.
Esempio pratico: nessuno ha letto "Cuore di tenebra" di Stevenson? Ecco, in questo caso si capisce che il buon vecchio Robert L. ha avuto le palle per andare oltre, discendere e risalire. Senza compromessi.
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#15    08 Novembre 2009 - 15:42
 
Se invece lo consideriamo un autore da marketing, allora il discorso cade e non serve nemmeno discuterne...Ma qui si parlava d'altro mi pare.


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#16    08 Novembre 2009 - 21:11
 
Certo che questo Coehlo vi ha preso proprio tanto.. sembra quasi che rappresenti qualcosa... qualcosa di più oltre una semplice delusione editoriale.
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#17    09 Novembre 2009 - 08:05
 
Certo che questo "umanissimo" Coelho ti ha preso proprio tanto, per cercarne la sua difesa con tanta forza.
Non è con Coelho che ce l'ho, mi è indifferente. Ma dirti "si, in effetti qualcosa si può trovare, qualcosa si salva" mi pesa - mentirei, dicendo di pensarlo.
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#18    09 Novembre 2009 - 16:19
 
Mah. No, non mi importa di difenderlo nè mi importa altra, onestamente.
semplicemente ho imparato che quando qualcosa mi sta profondamente sulle balle, allora c'è qualcosa per me dietro l'angolo.
E mi chiedevo se anche per voi, visto che ne parlate con tanto sentimento e vi scervellate da molto su di lui, non ci fosse qualche cosa su cui riflettere.
A me non importa difendere Cohelo perchè, semplicemente, lo considero un autore come tanti e non mi sento delusa per il fatto che non è uno sciamano. ma una semplice persona che si guadagna da vivere scrivendo libri più o meno mediocri, più o meno interessanti.
A me non importa nemmeno salvare qualcsoa di lui per il semplice fatto che si stava discutendo e rispetto la tua opinione.
Coehlo, a mio avviso, dà spunti.
Se lui viaggia o meno me ne frega fino ad un certo punto.
Ciò che mi preme è se io viaggio o no, se io colgo o meno quello che anche costui può dare - se lo da - e farne tesoro per migliorarmi e migliroare la mia vita.
A me preme la stanchezza nei piedi e nelle gambe dopo tanto cammino intrapreso nel reale e nel concreto.
Che lui viaggi o meno: anche chi se ne importa. :-)
Lui è stato importante per me quando avevo 19 anni, quando mi sono avvicinata per la prima volta a certe realtà.
Ad essere onesta ritengo Coehlo "il gradino più basso" della letteratura che tratta di crescita interiore, di analisi, di limiti, di meccanismi, di paure, di muri di fuoco in cui passarci in mezzo quando si ha realmente voglia di cambiare.
Considero Coehlo dall'aspetto letterario e non loritengo nemmeno uno degli autori più capaci. Tra "Lo Zahir" e "Il viaggio dell' eroe" sceglierei il secondo. Tra "Undici Minuti" ed altri testi che trattano l'amroe, la sessualità e il diventare donna... ovviamente sceglierei altro.
Il Manuale del Guerriero della Luce mi è stato utile quando non conoscevo, per esempio, Clarissa.
Considero Coehlo un gradino da salire e superare, come considero la letteratura e i testi analitici o più o meno spirituali di diversi generi e di diverse difficoltà.
E, infine, non cerco in Coehlo l'indizio per un percorso specifico.
Prendi Coehlo e Clarissa. La differenza è lampante: chi parla e chi fa.
Per questo preferisco Clarissa: non parla con arzigogoli pseudo spirituali ricchi di artefatti e di niente. Parla di azioni, di contenuti, di situazioni, di scelte, di emozioni vere.
Ed è lo stesso motivo epr cui scarto a priori i testi di psicologia (e non solo) di mentori che raccontano ma dal pulpito senza "scendere" portando anche i loro scontri e sbagli.
Apprezzo Hillmann, Perls, Kalshed.
Quello che mi chiedevo era perchè starsi a scervellare dietro un personaggio editoriale che può raccontare nei limiti della sua stessa esperienza.
Che cosa ci dive questo scervellarsi?
Che cosa racconta questa rabbia nei confronti di un maestro che parla ma non viaggia?
Che cosa ci dice di noi stessi questa emozione e questo approccio?
In questo, secondo me, c'è qualcosa da scoprire per migliorare.
In generale.
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#19    09 Novembre 2009 - 17:18
 
Ecco, per me in Coelho non si riflette alcun gradino - né spirituale né letterario, perché onestamente il suo stile non mi ha particolarmente colpita. Ma un libro è poco per dirlo a voce alta.
Il fatto che quello che per tanti è un "guru" sia un assoluto vuoto apre uno stupore non stupìto. A volte mi chiedo, come ragioni la gente.
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#20    11 Novembre 2009 - 11:56
 
Ah me Coehlo non ha preso proprio per niente.
Semplicemente si esprime un parere per poi discuterne.
I blog funzionano così.
Infatti letto un suo libro, c'ho sghignazzato sopra e poi sono passata oltre. E non è nemmeno stata una delusione, perchè non mi aspettato proprio niente.

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#21    19 Novembre 2009 - 17:18
 
mi astengo dal commentare Choelo, però capisco il tuo senso di incompleto.
dì, hai mai letto Sibaldi?
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#22    20 Novembre 2009 - 12:54
 
No, e il nome non mi torna al momento... titoli? Percorso?
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#23    18 Dicembre 2009 - 14:09
 
Prova con "Il Frutto Proibito della Conoscienza" tratta davvero argomenti interessanti. lui poi è un tipo in gamba..corrispondente di guerra,  esperto di mitologia e appassionato teologo ha tradotto la bibbia dall'originale ebraico (l'antico testamento s'intende), per dire alcune tappe del suo percorso.
un personaggio interesante....

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#24    18 Dicembre 2009 - 17:02
 
:P intanto ho trovato che un gruppo presso cui fa seminari ne organizza anche di Jodo... che dire... cercherò in libreria!!
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Dylan Thomas->

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