Mi perplime l'incoscienza altrui: di ciò che siamo, di ciò che non siamo.
C'è una tale codificazione per gruppi che neppure chi si sente diverso necessita di conoscersi veramente, perché ha già pronta una serie di aggettivi e forme che può vantare a proprio utilizzo.
Restiamo scatole così, vuote; pieni di possibilità che non si avvereranno.
Mi chiedo chi vorrà rispondere per questi futuri infranti.
Dovranno farlo coloro che, invece di cercare, si sono adattati.
Primavera, vecchi amici e discussioni di lavoro non sono un bel combo.
Soprattutto quando inatteso.
C'è una linea sottile tra il fare qualcosa e l'essere qualcosa... e l'essere soltanto la posizione che abbiamo nella società.
Certi discorsi sono aridi, per quanto si rida pronunciandoli.
Se questo è il posto che dovrei occupare, è ancora più scomodo ed inadatto di quanto ho sempre pensato.
"Dopo la morte di suo marito è impazzita, sente le voci, vede cose che non ci sono, delira."
Non è il genere di informazione che ti aspetti di trovare, ripulita e anestetizzata, sul giornale. Neppure di sentirla così, a bruciapelo, dopo una decina di anni dall'ultima volta in cui l'hai vista.
E ripenso a quelle mani fini, delicate, alle unghie sempre curate con cui sottolineava l'errore nei compiti che ci riportava, al ginnasio.
Penso all'impeccabile comportamento, sempre controllato, sempre maternamente severo; alle lezioni morali che cercava di inserire tra una lezione e l'altra, fatte di fermezza compassione.
Chissà cosa vedeva, lei, di me?
Chissà cosa vede ora, che fantasmi; quali spettri e voci imprigionate sono rimaste libere, solo nella sua mente.
Ci sono racconti che mi precipitano in una deliziosa malinconia. Hanno in sé un'eco di pioggia luminosa, il ricordo terso delle foglie dopo il temporale, l'aria cristallina e rorida quasi come prima dell'alba.
Inseguo un ricordo che non è tale, stupendomi di quanto sia chiaro eppure sfuggente.
Come l'alba.
Ci sono cambiamenti che non mi piace fare, ma che sono inevitabili.
Rami secchi che lascio vivere nel giardino perché le curve armoniose del legno mi ricordano cos'erano da fioriti; ma è di nuovo primavera e per questo vecchio, no, non c'è più spazio.
Giunge la dama vestita di verde.