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Parlavamo di alchimia, di come le fasi alchemiche siano specchio del naturale sviluppo di... anima? Se?
Lo leggo nel blog di Martinalamatta... e sorrido. Coincidenze, ma non proprio. Stiamo crescendo, in tanti.
Ci sono tante cose che vanno bruciate: oggetti e paure a cui ci si appende per non affrontare la nuda realtà.
Al contempo, scopro che questo bruciare porta alla luce nuove strutture: che tutto quello che ha un valore deve uscire, essere messo alla prova, prendere i suoi spazi naturali.
Vorrei poter dire di non aver paura di come sto cambiando, ma a volte è naturale: non vedo ancora la via d'uscita.
Eppure sento che una nuova decisione strattona, prendende i suoi spazi; e non c'è altro che lasciarla crescere.
Di ciò che resta infine - sii mio testimone -
affido il ricordo all'acqua.
Perché ancora molto deve scorrere, prima che ogni onta sia pulita.
Sono giorni di Leone, secondo il ciclo lunare.
Senza alcuna pretesa che sia un sistema scientifico, ricordo che sono legati al cuore ed al fuoco - mi sembra per questo, oggi, di comprendere l'intaccabile purezza della fiamma.
Di soffiare su una fiammella appena accennata, che sospira felice - essendo.
Il mare non è riuscito a trascinarsi via gli ultimi strascichi di nervosismo cronico; serviva un sogno, che si è incuneato così a fondo nella coscienza da prendere la luminosità del giorno.
Racconta di una completezza da guadagnare ma possibile, viva; racconta di tante cose che ancora non avevano parole.
E' bello svegliarsi con un sorriso.
Ho osservato dal fuoco come deve comportarsi il cuore:
bruciare, quando viene acceso, finché c'è legna; fino a che tutto diventa cenere grigia, soffice.
Restare silente allora, seppellito dal rimorso.
Aprirsi ad ogni nuova ferita, mettendo a nudo le braci rimaste... pronte a riprendere vita al primo segno di legno e di vento.
Un fuoco ha un che di eterno, se fatto bene.
Mi sembra a volte di desiderare cose molto concrete, un'attività, una realizzazione.
Ne sono presto smentita.
Certe parole, certe coscienze mi risvegliano e mi ritrovo ad ascoltare il canto della pioggia come se fossi altrove, nell'angolo sicuro della casa della prozia, dove lo sgocciolio dell'acquaio era ad un passo dalla finestra delle rose.
Tanto parte da quel luogo, tanto vi arriva.
Mi aspetta, nel castello della memoria, per parlare di un presente che è apparenza, di un'apparenza che vivo cercando di far sì che ogni passo abbia un'eco nell'essenza.

Aprire la porta alle novità implica lasciare un porto certo per il mare aperto.
"Non sai mai cosa trovi fuori dalla porta di casa, Frodo."
Sono parole di Tolkien che ho sempre trovato difficili: perché rischiare.
Ora mi chiedo perché non rischiare.
Inizio a risentire, in questa primavera che arriva, un equilibrio tra il passato ed il futuro.
"Se anche il mondo crollasse, il resterei in piedi!"
A volte non importa perché si fanno le cose, conta come le sapremo far sbocciare.
Mi deride delle mie preoccupazioni e scende, ancora aspra ed un po' troppo vicina al nevischio.
Ed io la guardo scendere, grata, ricordando che le lacrime hanno il colore del dolore e come quello sono importanti, sono parte del gioco stupendo che viviamo.
Un'altra boccata d'aria: ancora forte, ancora in cammino.
Ci inseguiamo per sfuggire alla solitudine della notte, ci cerchiamo per vederla sciogliersi in un sorriso; così ci scopriamo soli, su di una barricata instabile di fronte al mare in tempesta. Mentre il cuore spiega che non è questa la strada - che c'è un'altra storia la cui possibilità brucia il vuoto:
una donna scheletro in attesa.